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mar 06

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In materia di materia

Conversazione sulla materiaIn un mondo sempre più digitale e virtuale, occorre comunque fare i conti con la materia.

E la materia è, in effetti, uno dei temi centrali della contemporaneaneità, paradossalmente.

Si moltiplicano dibattiti e articoli in cui si parla della finitezza delle risorse materiali, della necessità di limitare il consumo del territorio, il consumo di materie prime, il consumo di energia, i materiali di scarto.

E c’è altro.

Dalla ricerca tecnologica nascono nuovi materiali, mai esistiti prima che in breve si sono diffusi globalmente in tutto il mondo. Contemporaneamente un tipo particolare di legno, o di pietra viene rivalutato perché tipico di un luogo e dunque carico di valore identitario.

Allora qual è la materia del futuro? Quella più tecnologicamente avanzata o quella proveniente dalla tradizione più antica? Quella più internazionale o quella più locale?

E si può davvero coniugare l’ecologia con il design?

E’ possibile, per esempio, pensare di creare oggetti di alto valore estetico con materiali di recupero?

Permalink link a questo articolo: http://www.blogdo.it/in-materia-di-materia/

42 commenti

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  1. Raffaella

    La matericita’ e’ contrapposta alla dematerializzazione del contemporaneo, si dice.

    Secondo me l’una non ha mai escluso l’altra… Altrimenti che vita potremmo vivere? E come potremmo portare le nostre esperienze reali nel mondo virtuale? Abbiamo bisogno della materia per poter essere (anche) virtuali?

  2. Raffaella

    I materiali sostenibili sono oggetto d’attenzione: il valore di questi materiali non passa piu’ dall’aspetto economico, ma dalla loro capacita’ insita di essere appunto sostenibili.
    Cambia il valore culturale e sociale che viene attribuito alla materia?

    1. Vida

      Secondo il mio parere stiamo lentamente riappropriandoci del nostro valore dei riciclo che gli anni 60-70-80 avevano relegato a mero significato di “tirchiaggine”. Sarà perchè il momento in cui viviamo è di transizione?
      Se “transizione” significa “recupero” di materia e valori insiti nella materia, ben venga la crisi

      1. Raffaella

        Credo che dipenda sia da questo, sia da una maggiore consapevolezza.

        E credo anche ci sia la volonta’ di promuovere la propria immagine attraverso un comportamento o un atteggiamento che oggi viene vissuto come etico.

  3. OvO

    “Etnico” significa “tipico di un’etnia”. Perciò è etnico qualsiasi cosa abbia una tradizione e sia venduto lontano da dove è prodotto.

  4. Raffaella

    Cappellini lavora con paesi a economia fragile utilizzando materiali locali o di riciclo ripensando la materia in modo diverso.
    Di quali progetti parla? Questi progetti servono a rafforzare anche l’economia locale di questi paesi svantaggiati?

    1. Francesco

      Scusate, seguo il vostro blog da un po’, ma vorrei dire che l’idea del recupero a tutti i costi e del corretto sfruttamento delle risorse materiali ed umane mi fa venire in mente la storia medievale.

      Stiamo cercando di vivere l’ossimoro di un’economia curtense su scala globale?

      1. Gardenia

        Per evolverci dobbiamo tornare indietro come dicevano all’inizio della discussione….
        io mi sono divertita a fare un gioco sui corsi e ricorsi storici….

        Questa la definizione di economia curtense:

        La curtis è lo spazio chiuso, non nel senso di uno spazio economicamente chiuso, quanto piuttosto territorialmente chiuso, delimitato da precisi spazi.
        Oltre a non rappresentare una forma di economia chiusa la curtis non impedì lo sviluppo di un mercato.
        Al suo interno non si praticò esclusivamente o principalmente il baratto né il suo sviluppo causò la crisi e poi la sparizione della piccola proprietà terriera, che del resto continuò a esistere accanto alle grandi distese fondiarie.
        Non è da escludere poi al suo interno una certa mobilità della forza lavoro.

        Sostituiamo alcune parole:

        Lo Stato è lo spazio chiuso, non nel senso di uno spazio economicamente chiuso, quanto piuttosto territorialmente chiuso, delimitato da precisi confini.
        Oltre a non rappresentare una forma di economia chiusa lo Stato non impedisce lo sviluppo di un mercato globale.
        Al suo interno non si pratica esclusivamente o principalmente il commercio e la speculazione finanziaria né il suo sviluppo causa la crisi e poi la sparizione della piccola-media impresa, che del resto continua a esistere accanto alle grandi multinazionali.
        Non è da escludere poi al suo interno una certa mobilità della forza lavoro.

  5. Federico

    Sono molto affascinati questi racconti in cui un materiale “folgora” il creativo.
    Molto molto belli

  6. Julie

    Per Paola Navone: qual è un materiale che lei ha trovato particolarmente attrattivo?

  7. Christian

    Sto ascoltando la riflessione del Professor Abis sulle scelte a dir poco “cinestesiche” del consumatore.

    Possiamo quindi dire che dalla dimensione del “visivo” il consumatore è ritornato alla dimensione del senso.. tocco.. materia… intesa come espressione della propria individualità?

    1. Silvia

      Leggendo i testi si evince che alla base del “nuovo consumo” oggi in realtà non c’è più il consumo stesso, ma l’esperienza e la partecipazione sociale.

      Interessantissimo “il consumatore postmoderno”.

      Ma i designer presenti ne tengono conto?

      1. Christian

        dovrebbero tenerne conto…

  8. AkirA

    Per Abis: Questa è l’epoca del multitasking e della multifunzionalità: fare più cose allo stesso tempo o con lo stesso oggetto (si pensi agli smartphone ecc.). Questo si fa sentire anche nell’architettura? Anche gli spazi domestici passeranno dall’avere un ruolo definito ad essere “multifunzione”?

  9. Raffaella

    La virtualizzazione contemporanea non comporta una perdita di interesse verso la sensorialita’, soprattutto tattile.

    1. AkirA

      Esatto. Il fatto che possiamo parlarci tramite skype non significa che non ci servano le orecchie per ascoltarci. Il fatto che possiamo ordinare la cena via internet, non ci rende meno sensibili ai sapori.

      Non c’è nessun rapporto fra la virtualizzazione e l’informatizzazine del modo ed una presunta perdita di sensorialità.

      1. Raffaella

        Perfettamente d’accordo!!

  10. Silvia

    Domanda per il prof. Abis:

    La riscoperta dell’estetica si manifesta con una marcata tendenza all’estetizzazione dei prodotti sia dal punto di vista del design che dei materiali utilizzati.

    Ma allora è vero che “Il bello ci salverà” come scriveva Dostoevskij?

  11. Otto

    Per Abis: Ma non è un paradosso tentare di rendere “personalizzato” e “unico” un oggetto che è realizzato in catena di montaggio, quinndi in copie per definizione identiche (come l’automobile)?

  12. Woland

    Ha ragione Paola Navone nel cogliere il paradosso della Ginori.

    Che senso ha spendere una quantità enorme di lavoro per far sembrare industriali oggetti che in realtà sono artigianali?

  13. Dario

    La bellezza del brutto. L’esattezza delo sbagliato.
    Non abbiamo inventato nulla. Esistono vasi appartenenti alla civiltà Maya che sono “appositamente” piegati, come se durante la cottura la struttura avesse subito un cedimento.

    1. antonio p.

      Anche Marco Aurelio, nei Pensieri, parla della piacevolezza degli oggetti irregolari. Per esempio il pane, reso più appetitoso da scepolature e rigonfiamenti sulla sua superficie.

  14. Ellie

    Una domanda all’architetto Cappellini: trovo interessante l’affermazione che ogni oggetto parla la lingua della materia di cui è fatto ma ma vorrei chiedere il suo pensiero su qual è la materia del futuro? Quella più tecnologicamente avanzata o quella proveniente dalla tradizione più antica? Quella più internazionale o quella più locale?

  15. AkirA

    Straordinario quello che dice Rosita Missoni! Mai buttare via il pezzo sbagliato!

    1. Gardenia

      Verissimo, tipico italiano anche l’aneddoto raccontato da Cappellini (nascondere il vecchio/passato). Però non è sempre facile per un creativo nato in Italia fare i conti con un passato così importante.

  16. Raffaella

    L’oggetto parla con la voce della materia di cui e’ fatto (cit. Cappellini)

    1. Woland

      La materia è il “timbro” dell’opera.
      La materia sta ad un oggetto come lo strumento sta ad uno spartito musicale.

  17. Luigi

    Passione, curiosità e rispetto dice Cappellini…e amore aggiungerei….

    Una marca, un prodotto, un progetto non sono più segni del commercio (trademarks), ma segni dell’amore.
    Siamo guidati dalla ricerca di esperienze autentiche e significative in cui giocare un ruolo attivo.

    Cerchiamo in tutti i settori momenti di interazione e di scambio e li cerchiamo negli oggetti che ci circondano.

    Ma allora questa necessità di recupero nasce da un cambiamento sociale globale o viceversa?

    1. Giorgio

      Giusto, mi piacerebbe sapere da Abis cosa ne pensa.
      Io studio nel marketing e determinati processi sociali sono alla base non solo dei processi di mercato, ma offrono anche molti spunti di riflessione.

      Questo TREND del GREEN / RECUPERO / RICICLO nasce da un cambiamento sociale o viceversa?

  18. Elisa

    Per Cappellini: lei dice che la meta nuova del design è usare materiali anche conosciuti, ma fuori dal loro contesto abituale.
    Può citare un caso in cui l’impiego di un materiale l’ha particolarmente colpita per originalità?

    1. Gardenia

      Ribadisco il concetto del “ready-made” di Duchamp esposto prima….e poi non dimentichiamo l’ironia, la scossa psicologica che ci stimola nel momento in cui notiamo delle difformità tra un preconcetto innato e la novità di fronte a noi.

  19. Anonimo

    L’oggetto parla con la voce della materia di cui e’ fatto (cit. Cappellini)

  20. Raffaella Amoroso

    Eventi interessantissimo. Io sto facendo anche live twitting con #oikos e #conversazionesullamateria

    1. Woland

      Sono d’accordo. Evento veramente interessante.
      Paola Navone è una forza della natura!

  21. meme

    Per Giuliano Cappellini. Interessante quello che dice sull’iniziare dalla materie. Prima si decide la materia da utilizzare, poi cosa fare.
    Mi piacerebbe sentire il racconto di un progetto iniziato dalla scelta della materia.

  22. Lidia

    Superficie e materia, bello l’accostamento di cui parla la Signora Navone: si parte dal superfluo per arrivare al nucleo. Nella sua collezione ONEOFF per la casa MERCI ha recuperato 1000 kg di scarti provenienti dai magazzini Richard-Ginori e, reinventandoli, ha dato loro nuovo respiro.
    Design e recupero quindi possono andare a braccetto?

  23. OvO

    Una domanda per Paola Navone: Lei è una grande viaggiatrice; ha vissuto a lungo in Indonesia, Malesia, Thailandia. Come questa esperienza ha influenzato la sua percezione del colore e della materia?

  24. Gardenia

    Il tema della materia è un archetipo fondante di ogni creatore/creatura che accomuna l’uomo nel suo percorso evolutivo, dal GOLEM ad oggi.

    Nell’ambito del tema di oggi trovo interessante non solo il tema della materia, ma anche quello del recupero, che non è solo un recupero fisico, ma di valori.

    L’idea che unisce arte e recupero nasce in modo un po’ diverso 100 anni fa con il “Ready-made” (un termine inglese che significa “già pronto”).

    Tale termine venne coniato negli anni ’10 da Marcel Duchamp per designare le opere create con oggetti d’uso quotidiano che l’artista prelevava dal proprio contesto usuale e presentava nel contesto dell’arte con un intento intellettuale e provocatorio.

    Oggi il concetto alla base del ready-made è diventato un must nell’ambito del design e ritengo che in qualche modo abbia mantenuto un intento ironico alla base di molte creazioni.

    Mi piacerebbe sapere dai relatori in sala cosa ne pensano di quest’ultima affermazione.

  25. franco

    Interessante quelo che dice Paola Navone.
    Ma come creare in modo “industriale” l’imperfetto, il discontinuo, l’irregolare?

  26. julia

    Una domanda alla Signora Missoni, il suo recupero della materia è anche recupero della “storia” di famiglia.
    Che rapporto quindi ci puo’ essere tra tra materia e storia?

  27. Consuelo

    E’ curioso come il parlare di materia spinga chi parla a tornare ai loro inizi biografici.

  28. Woand

    Peccato per la defezione di Cibic!

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