Editoriale
12 marzo, 2013
La nascita del pensiero digitale
Trascrizioni, linguaggi, scrittura e messaggi digitali. La corsa cerebrale dell'Homo sapiens sapiens per la conquista della scrittura é pari a quel [leggi il post]
FuoriSalone 2013 – Andrea Castrignano – I Home
lug 17
Decostructing Moroso
Prendete una delle aziende di punta del design italiano nel campo delle sedute (Moroso SpA). Una vera istituzione che festeggia nel 2012 i 60 anni di produzione.
Prendete Martino Gamper, il designer celebre per aver disegnato le sue 100 sedie in 100 giorni disassemblando e riassemblando fra loro pezzi di sedie storiche, anonime, di design, di recupero.
Ora mescolate con cura e…
ecco a voi Metamorfosi, spettacolare progetto espositivo a cura di Patrizia Moroso (Art Director dell’azienda) e di Martino Gamper. Per l’occasione Gamper, dopo aver consultato i cataloghi di Moroso, ha raccolto i pezzi e ha iniziato a tagliare e assemblare le diverse parti, unendo tessuti, forme, materiali, stili, come in un patchwork o un collage.
Da non perdere. Per imparare, fra le altre cose, come si può celebrare la propria storia esaltando il cambiamento e la sperimentazione anziché cullandosi sugli allori museali.
Dal 29 giugno al 9 settembre 2012
HangerBicocca
via Chiese 2
Milano
Tags: Martino Gamper, Metamorfosi, Moroso, Patrizia Moroso
Permalink link a questo articolo: http://www.blogdo.it/decostructing-moroso/
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8 commenti
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andreas
17 luglio 2012 a 5:44 pm (UTC 2) Link a questo commento
Non credo che basti mixare solo dei nomi per avere qualcosa di bello ma soprattutto di funzionare. Ma perchè la maggior parte della gente si comporta come le pecore in un gregge, senza una propria idea o visione delle cose, solo ed esclusivamente dietro mode e tendenze che valgono meno di zero. Non mi riferisco al progetto Metamorfosi ma credo che in giro ci sia molto di più. Facciamo solo molta fatica a vederlo….
colorblogger-woland
18 luglio 2012 a 9:03 am (UTC 2) Link a questo commento
Infatti non basta “mixare solo dei nomi”: bisogna saperlo fare come Martino Gamper (che -per inciso- non mixa nomi, ma forme, colori, textures, tessuti etc.).
Comunque, se pensi che “in giro ci sia molto di più″, ti invito a fare esempi. Magari Blog d’O in futuro si può occupare dei designers o dei progetti indicati da te. Mi sembra sia un blog molto aperto.
Io stesso, che sono un esterno alla redazione, ho potuto scrivere diversi articoli per loro e sono quasi tutti stati pubblicati.
Penso che possa fare lo stesso anche tu.
andreas
19 luglio 2012 a 5:36 pm (UTC 2) Link a questo commento
Non penso che ci sia molto di più, c’è! La mia risposta era in riferimento alla richiesta di Francesco di mescolare ( Non vedo l’ora di vedere un Ron Arad mescolato con un Enrico Franzolini o un Toshiyuki Kita con una Patricia Urquiola!). Per quanto riguarda i miei interventi sul blog, sono stati tanti e dico anche molto precisi, diretti e sensati, tanto che anche gli stessi ospiti delle dirette streaming hanno risposto o fatto riferimento. Vorrei capire il tuo sottolineare che il blog è aperto a tutti…ci mancherebbe, lasci e-mail, ed io anche la faccia, potrei anche sospettare che su questo blog sia sempre la stessa gente a scrivere solo con nomi diversi…
colorblogger-woland
23 luglio 2012 a 9:56 am (UTC 2) Link a questo commento
Ciao Andreas, mi spiego meglio:
In un blog c’è
1-chi scrive gli articoli
e
2-chi li commenta.
Di solito
1-A scrivere gli articoli è una persona, o un grupo ristretto di persone ( la redazione).
2-Mentre il commentarli (quando è abilitato) è aperto a tutti.
Questo blog, invece, dà la possibilità a chiunque di entrare a far parte di coloro che inseriscono articoli.
Basta iscriversi e diventare così un color-blogger.
Sono stato più chiaro?
Francesco
23 luglio 2012 a 12:08 pm (UTC 2) Link a questo commento
Andreas,
io amo le cose di Moroso e amo il lavoro di Gamper. Per cui mi solletica l’idea di vederli assieme.
Tutto qui.
Può darsi che tu ti intenda di design persino più di me. Non credo, comunque, di essere uno che si comporta “come le pecore in un gregge, senza una propria idea o visione delle cose”.
Comunque, se per te ci sono designer e lavori più interessanti di cui parlare…spara i nomi. Così ne parliamo! (che è lo scopo di un blog).
andreas
23 luglio 2012 a 5:18 pm (UTC 2) Link a questo commento
Purtroppo il mio intervento è stato ancora una volta frainteso. Mi va benissimo che a te piacciano entrambi gli artisti e che non vedi l’ora di vadere un loro mixaggio. Ok! Voglio solo dire che il solo unire due nomi altisonanti produca necessariamente un’opera eccezionale, potrebbe venire anche una “schifezza”.
Il problema è che molte “pecore” ( mi sto riferendo alla massa), ma questo non è solo per l’arte ma anche per la moda, ad esempio, giudichino l’opera, la produzione, il prodotto finale, solo ed esclusivamente dal “nome”, che ci si fermi solo lì, che magari, non conoscendo prima il nome, venga giudicato differentemente. Io, lo ripeto Io, giudico l’opera a prescindere per quello che è, non per chi l’ha fatta.
Un lavoro o progetto molto interessante che esula dai vari nomi è “Before I Die”, un progetto di arte globale che invita le persone a riflettere sulla loro vita e condividere le proprie aspirazioni personali nello spazio pubblico. Questo progetto è stato avviato da Candy Chang (sconosciuta) su una casa abbandonata a New Orleans dopo aver perso qualcuno che amava. http://beforeidie.cc/
Francesco
23 luglio 2012 a 5:50 pm (UTC 2) Link a questo commento
Bene. Direi che ci siamo chiariti.
Anche io trovo sia un’aberrazione che, per esempio nel mercato dell’arte, si venda il nome e non l’opera.
Grazie per aver segnalato “Before I Die”. Devo amettere che non conoscevo questo progetto.
Mi sono informato anche visitando il sito. L’ho trovato davvero commovente.
E’ un’operazione globale e, allo stesso tempo, intimista.
Spero avremo occasione, in futuro, di confrontarci ancora su arte, design e architettura.
A presto, Andreas.
Francesco
17 luglio 2012 a 3:32 pm (UTC 2) Link a questo commento
Fantastico! Non vedo l’ora di vedere un Ron Arad mescolato con un Enrico Franzolini o un Toshiyuki Kita con una Patricia Urquiola!